Adolescenza e disabilità in un Centro di Formazione Professionale: la mia esperienza

"I due grandi problemi dell'adolescenza sono: trovarsi un posto nella società e, allo stesso tempo, trovare se stessi" - B. Bettelheim


Nel 2016 ho iniziato a lavorare in ECFoP, Ente Cattolico per la Formazione Professionale di Monza, dove dal 2017 sono referente per la disabilità.

Già dagli anni del tirocinio ho maturato esperienza nel campo della disabilità, ma lavorare con gli adolescenti ha rappresentato una vera e propria sfida: umorali, scostanti, alternativamente bisognosi e respingenti, a volte al linite dell'antisocialità.

Lavorare in un Centro di Formazione Professionale (CFP) vuol dire lavorare con ragazzi con disabilità, con DSA, stranieri, provenienti da un contesto socioculturale svantaggiato, giudicati svogliati o poco dotati alla scuola secondaria di primo grado, che spesso - quindi - credono di non poter aspirare ad altro se non alla formazione professionale. La sfida, allora, non è resistere agli attacchi delle loro variazioni di umore, alla boria del gruppo e alla fragilità del singolo; la vera sfida è prepararli al lavoro e allo stesso tempo convincerli dell'importanza del loro lavoro, della bontà delle proprie qualità, della forza delle proprie capacità, della possibilità concreta di poter eccellere nel proprio campo.

Insomma, lavorare in un CFP, per me, significa ristrutturare l'autostima in persone che per tanti anni l'hanno vista minata, indebolita o perfino mai nata: una sfida importante su una strada mai lineare, imprevedibile, spesso in salita e accidentata, che necessita continui aggiustamenti, ma estremamente stimolante e gratificante!